Chiedere il voto! Rassegna di comunicazione politica all’Ara Pacis

Eccovi (come promesso) l’articolo completo, scritto a quattro mani e due cervelli da me e Barbara, sulla mostra “Chiedere il voto. Propaganda e comunicazione politica nell’Italia repubblicana (1946-2001)” già online su SpinDoc.

(Per l’elenco completo delle foto clikka qui!)

 

Si è conclusa la settimana di incontri, dibattiti, appuntamenti per riflettere sui fatti e sui personaggi che hanno segnato il Novecento nel nostro Paese: la Settimana della Storia, appunto.

L’iniziativa si è svolta presso l’Auditorium dell’Ara Pacis ed ha visto nel suo programma oltre a diverse tavole rotonde incentrate tematicamente sul novecento italiano, anche la mostra “Chiedere il voto. Propaganda e comunicazione politica nell’Italia repubblicana (1946-2001)”.

Potete capire bene dal titolo come il tema ci sia parso goloso, sposandosi ottimamente con le tematiche che affrontiamo qui su SpinDoc e perciò una parte di noi, sabato scorso, è andata a visitarla.

Possiamo subito iniziare dicendo che nonosante le stime riportate dalla sezione cultura di Adnkronos di 8000 presenze per questa prima edizione l’altro pomeriggio la mostra era deserta.

Probabilmente sarà stato l’effetto week-end, nonostante piovesse, l’esodo per le elezioni o forse il fatto che le stanze dedicatele erano al tipico piano di sotto, tutto in fondo a destra, vicino i bagni!

 

A parte questo la mostra è stata realizzata dall’Associazione Il Tempo e la Storia in collaborazioe con Zètema spa (Progetto cultura) e Rai Educational con lo scopo di ripercorrere la storia elettorale postbellica analizzandone le trasformazioni nel linguaggio della propaganda attraverso manifesti politici, rassegne televisive, (la puntata di “La Storia siamo noi” di Gianni Minoli che potete vedere qui), e due video dedicati proprio agli SpinDoc e le loro tecniche.

 

Ancora una volta ci sentiamo di ribadire che sono proprio le nuove tecniche e tecnologie che hanno stravolto la posizione dei partiti un tempo centrali nel dettare le forme della propaganda, dando sempre di più spazio ai mass media, alla pubblicità ed il suo marketing. Fa pendant con questo il diverso approccio alle campagne elettorali da parte di politici sempre più impostati sul culto della propria persona e sulla spettacolarizzazione ed il ruolo minoritario di comizi, giornali, manifesti (strumenti tradizionali di propaganda) a favore della pubblicità e sempre di più del web.

Uno dei tanti elementi che ci ha ulteriormente convinto di ciò è stato il fatto che osservando la rassegna di manifesti presente alla mostra si può notare come fino a pochi anni fa (prima della discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994) le campagne elettorali tra le diverse fazioni fossero aggueritissime, molto esplicite e talvolta goliardiche: oggi diremmo molto poco politically correct!

Al giorno d’oggi, invece, l’attenzione si è spostata non più tanto sulla demonizzazione del partito avversario non potendo più fare riferimento ad un’ideologia ben radicata negli elettori, bensì ci impegna nella persuasione dell’opinione pubblica il più delle volte indecisa. A fare questo poi non c’è quasi più l’azione dei militanti di sezione, ma è il candidato stesso che si “rimbocca le maniche” e scende in campo non disdegnando, per vincere, i frequenti bagni di folla.

Detto questo e consigliandovi lo speciale dell’ Europeo di Maggio

qui ben recensito e dedicato a quest’evento dell’ Ara Pacis, vi possiamo francamente dire che chi non fosse andato si è risparmiato il costo del biglietto un po’ esoso per una mostra in sè deludente e grama, con gli Ocr ingranditi e plastificati al posto dei manifesti originali!

Vi diamo una chicca però: sul retro della mostra nel giardino fuori il complesso troverete sì, per tutto il periodo estivo, una mostra davvero eccezionale per il suo senso dell’humor.

Inoltre il biglietto autografato dall’artista

(nella foto sopra) , questo sì, è ad offerta pubblica!

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